Brain Awareness Week 2026
In realtà non leggiamo mai direttamente il cervello.
Leggiamo tracce indirette:
Poi trasformiamo queste tracce in dati, e i dati in interpretazioni.
Il dato non è semplicemente trovato.
Il dato viene costruito.
Questo vale ancora di più nelle neuroscienze e nella psicofisiologia, dove il segnale è spesso rumoroso, indiretto e dipendente dal contesto.
Importante
La domanda giusta non è solo: “cosa mostra il dato?”
La domanda giusta è: “come è stato costruito quel dato?”
La pupilla può essere usata come indice di:
Lo stesso segnale può quindi raccontare storie diverse.
Ogni passaggio introduce decisioni.
Ogni decisione apre più di una strada plausibile.
Nota
Nelle misure psicofisiologiche il segnale utile e il rumore convivono fin dall’inizio.
Da quando lo analizziamo decidiamo di gestire il dato in molti modi, per esempio:
Queste non sono solo scelte tecniche. Sono scelte etiche. Sono scelte che possono cambiare il significato del risultato.
Avviso
Un filtro apparentemente innocuo può cambiare bontà del modello statistico, la varianza spiegata e interpretazione dell’effetto. E a cascata può influenzare la costruzione di teorie e di interventi applicativi.
Possibili scelte:
Importante
A volte il “dato mancante” non è solo mancanza.
Può essere parte del fenomeno.
Se misuro la variazione di attività per esempio rispetto a:
dopo la comparsa dello stimolo, non sto facendo la stessa analisi.
Anche il punto zero è una decisione teorica centrale per le neuroscienze.
*Cambiare il campione può cambiare la conclusione.** In generale le conclusioni di uno studio dipendono dalle caratteristiche del campione di studio.
Possiamo scegliere, per esempio:
Nota
Nel caso della pupillometria, modellare l’andamento nel tempo può essere molto più informativo che ridurre tutto a una media.
Ridurre un segnale temporale a una barra media può nascondere:
Nelle neuroscienze l’intera distribuzione dei dati spesso è parte dell’effetto, non un dettaglio.
%%{init: {'theme':'dark', 'themeVariables': { 'primaryColor':'#ff6b6b','primaryTextColor':'#fff','primaryBorderColor':'#4ecdc4','lineColor':'#ffe66d','secondaryColor':'#4ecdc4','tertiaryColor':'#95e1d3','fontSize':'25px'}}}%%
graph LR
A["UN DATASET<br/>18 partecipanti<br/>5000 osservazioni"]
A ==>|"decisione 1"| B1["Filtro<br/>CONSERVATIVO<br/>±2 SD"]
A ==>|"decisione 1"| B2["Filtro<br/>PERMISSIVO<br/>±3 SD"]
B1 ==>|"decisione 2"| C1["️ Baseline<br/>BREVE<br/>-50:0 ms"]
B1 ==>|"decisione 2"| C2["️ Baseline<br/>LUNGA<br/>-200:0 ms"]
B2 ==>|"decisione 2"| C3["️ Baseline<br/>BREVE<br/>-50:0 ms"]
B2 ==>|"decisione 2"| C4["️ Baseline<br/>LUNGA<br/>-200:0 ms"]
C1 ==>|"decisione 3"| D1[" LM<br/>semplice"]
C1 ==>|"decisione 3"| D2[" LMM<br/>mixed"]
C2 ==>|"decisione 3"| D3[" LM<br/>semplice"]
C2 ==>|"decisione 3"| D4[" LMM<br/>mixed"]
C3 ==>|"decisione 3"| D5[" LM<br/>semplice"]
C3 ==>|"decisione 3"| D6[" LMM<br/>mixed"]
C4 ==>|"decisione 3"| D7[" LM<br/>semplice"]
C4 ==>|"decisione 3"| D8[" LMM<br/>mixed"]
D1 -.-> E["8 RISULTATI<br/>POSSIBILI"]
D2 -.-> E
D3 -.-> E
D4 -.-> E
D5 -.-> E
D6 -.-> E
D7 -.-> E
D8 -.-> E
style A fill:#ff6b6b,stroke:#fff,stroke-width:4px,color:#fff
style E fill:#4ecdc4,stroke:#fff,stroke-width:4px,color:#000
style B1 fill:#1a535c,stroke:#4ecdc4,stroke-width:3px,color:#fff
style B2 fill:#1a535c,stroke:#4ecdc4,stroke-width:3px,color:#fff
style C1 fill:#2d4059,stroke:#ffe66d,stroke-width:3px,color:#fff
style C2 fill:#2d4059,stroke:#ffe66d,stroke-width:3px,color:#fff
style C3 fill:#2d4059,stroke:#ffe66d,stroke-width:3px,color:#fff
style C4 fill:#2d4059,stroke:#ffe66d,stroke-width:3px,color:#fff
style D1 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D2 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D3 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D4 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D5 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D6 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D7 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
style D8 fill:#363062,stroke:#95e1d3,stroke-width:2px,color:#fff
Il multiverso mostra i risultati al variare di scelte plausibili.
Dobbiamo chiedere:
Sommandosi, queste scelte possono trasformare un risultato fragile in una storia molto convincente.
Da un segnale ambiguo possiamo concludere troppo in fretta:
Avviso
Quando la pipeline è opaca, il salto da misura a significato è troppo rapido.
Le letture del cervello influenzano:
Se il risultato è fragile, anche le sue ricadute sociali lo sono.
Importante
Riproducibilità e qualità della misura sono due facce dello stesso problema.
Servono pratiche di trasparenza:
Nota
La trasparenza non elimina l’incertezza.
La rende discutibile, controllabile, scientificamente utile.
È il contrario.
Accettare l’incertezza:
Li leggiamo attraverso una pipeline di decisioni.
Perché ogni decisione sembra piccola, ma molte decisioni insieme possono cambiare il risultato.
I dati sul cervello non sono fotografie dirette della mente.
Il preprocessing non è un dettaglio: è parte del risultato.
Un singolo esito “significativo” non basta.
La robustezza conta più dell’effetto più comodo.
Open science e multiverse aiutano a non confondere una strada plausibile con l’unica strada.
giulia.calignano@unipd.it